Tropea, la perla del Tirreno

Visto dal mare, il promontorio di Capo Vaticano è un grande ammasso roccioso situato appena sul collo ossuto del piede dell’Italia. Una roccia rovente dalla cui sommità parte la discesa dolce verso Scilla e la Costa Viola. È la roccia calabrese più protesa a Ovest, incastonata tra quelle insenature naturali di Grotticelle e di S. Maria. Dopo tutto, l’intero territorio di Tropea è caratterizzato da una formazione rocciosa; una sorta di porto naturale che da sempre ha favorito i marinai per attraccare le navi, tant’è che tra le varie ipotesi sulle origini del nome, vi è quella che il nome Tropea derivi proprio da Tropis, ovvero “Carena di Nave” per via della sagoma della rupe. Eppure, questo cumulo di rocce, aspre e selvagge è l’emblema assoluto della suggestiva Costa degli Dei; un tratto costiero ricco di calette, scogliere, spiagge paradisiache e grotte strabilianti in quella che è nota come la perla del tirreno: Tropea.

La leggenda di Ercole

Secondo una delle leggende è Capo Vaticano ad accogliere Ercole, il grande eroe mitologico, di ritorno da uno dei suoi viaggi, forse con gli Argonauti per la ricerca del Vello d’oro, da qui il riscontro che Tropea si chiamava Portercole (prima di essere Tropea); ed è sempre Capo Vaticano a dare ospitalità ad Ulisse, quando qui vi attracca sereno dopo essere sfuggito illeso ai terribili mostri di Scilla e di Cariddi, nello stretto di Messina. Origini del nome a parte, questa rada incastonata nel Tirreno, è senza dubbio luogo di approdo sicuro in tutte le epoche: lo è per i cartaginesi, per i greci e per i romani! E tutti vi hanno lasciato tracce del loro passaggio; come dimostrano i resti di una necropoli ed il rinvenimento nel circondario di anfore in terracotta utilizzate per imbarcare prodotti locali, soprattutto cereali.

La sacralità di Tropea e Capo Vaticano

Ma ciò che rende più interessante questa alta roccia è il rapporto che essa ha proprio con i calabresi! Non vi è spiaggia, racconto, immagine o storia di questo tratto costiero che non faccia riferimento alla punta del promontorio Vaticano! Non solo geograficamente, ma per quello che esso rappresenta da sempre: un luogo incantevole, suggestivo ma anche inaccessibile, sacro. Inaccessibile, perché per secoli abitato solo da volpi e da taccole, vista la sua natura arida; ma allo stesso modo sacro, come tutto ciò che ha dell’orrido e dell’inaccessibile.

La storia della sibilla che parlò con Ulisse

Si racconta infatti che qui vi dimorasse una sibilla. Una profetessa sacra, capace di prevedere il futuro. Ed è  forse lo stesso Ulisse ad interpellarla per ottenere responsi circa il suo rocambolesco viaggio. Ancora oggi lo scoglio che sta davanti all’alta roccia porta il nome “Mantineo” dal nome di un personaggio greco: Manto, dalle capacità predittive. E lo stesso nome del promontorio “Vaticano” è legato all’esercizio di attività vaticinanti.  Pare, ancora, che  sia stata la stessa Sibilla ad anticipare agli abitanti del luogo le vicende di questa terra e di come essa da arida e selvaggia si sarebbe poi trasformata in un giardino: uno splendido balcone su un mare d’incanto, da cui scorgere i vulcani di Stromboli, Vulcano e l’altissimo Etna nella vicina Sicilia.

Quest’alta roccia densa di suoni antichi ancora oggi è per calabresi e non, un riferimento indiscusso. Un simbolo della bellezza antica di questo magico posto.

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